mercoledì 29 dicembre 2010

per fine 2010 ... della politica (ancora)


A chiusura di un periodo politicamente così problematico, incerto, pieno di strascichi che non potranno che avvelenare anche l’inizio del 2011 ecco, a Voi tutti amici lettori, alcuni pensieri ove la politica la fa da sovrana.

Buon anno a tutti

* * * * *

La politica è l’arte di servirsi degli uomini, facendo credere di servirli.

L. DUMURM, Petits aphorismes

Gli Stati sono come i tavoli; occorre almeno tre piedi perché possano mantenersi ritti: la sicurezza personale, la proprietà individuale, la libertà dei costumi. Fuori di questi tre piedi, c’è l’anarchia o il dispotismo, che in fondo sono la stessa cosa.

REMY DE GOURMONT, Dialogues des amateurs

La moltitudine, il numero, è sempre idiota.
Dategli la liberà, ma non il potere.

G. FLAUBERT, Pensées




martedì 28 dicembre 2010

dell'Amore


Quando non lo si trova

quando lo si cerca e lui fa il prezioso

quando lo si ha e lui fugge

o semplicemente se ne va, come passero dal ramo,

il cuore è un paese vuoto, terra bruciata.

L’amore -dico- è solo una parola che dà il nome

a chi non vedrai mai più.

Pagina in bianco, assoluto zero,

irrefutabile nulla.

da Finale di romanzo in Patagonia

di Mempo Giardinelli

Disegni di banzai43


venerdì 24 dicembre 2010

Son qui, di nuovo

Son qui di nuovo.

Un paio di viaggi e qualche problema informatico, mi hanno tenuto lontano dal blog e da Voi, amici miei.

Per ora Buon Natale e l'augurio di un Nuovo anno ricco di successi, di tranquillità e di salute per Voi e per le Vostre famiglie.

Un abbraccio dal Vostro amico



banzai43


martedì 16 novembre 2010

dell'arte

Noi lavoriamo nelle tenebre, facciamo viò che possiamo, diamo ciò che abbiamo. Il dubbio è la nostra passione e la nostra passione è il nostro dovere (?) tutto l'altro è la follia dell'arte.
Henry James


L'arte è un gioco, ma va giocato con la serietà d'un bambino che gioca.
Robert Luis Stevenson

lunedì 8 novembre 2010

dell'invidia

L'invidia è una specie di lode.

J. Gay, FABLES

L'invidia è la passione più brutta, più tormentosa, più vergognosa che possa contaminare il cuore dell'uomo. L'invidioso sentendosi turpe e meschino appetto agli altri, e inetto nel tempo medesimo a togliersi di dosso e la turpitudine e la meschinità, vive in guerra e in angoscia continua con sé e con gli altri.

G. Giusti, EPISTOLARIO

Che cosa è l'uomo che invidia l'altro uomo, se non una miseria che invidia un'altra miseria?

A. Graf, ECCE HOMO


mercoledì 20 ottobre 2010

del pregiudizio e della ragione

I nostri pregiudizi sono come le nostre amanti;

la nostra ragione invece è come nostra moglie

di cui abbiamo spesso bisogno,

ma della quale ci curiamo raramente.

Conte di Chesterfield

sabato 16 ottobre 2010

dell'apparire e dell'essere

Sforzatevi di mantenere le apparenze,

chè il mondo vi farà credito

per tutto il resto.

C. Churchill, NIGHT


La maggior parte degli uomini,

falsando la verità,

ama parere più che essere.

Eschilo, ORESTIADE, Agamennone

mercoledì 6 ottobre 2010

Tradimenti

°°

°°°Tradimenti

°

Che l’amor sia talvolta

provvisorio

mai misi in dubbio

in tutta la mia vita.

°

Diversa è l’amicizia

al pensier mio.

Roccia profonda in cuor

che niuno svelle.

°

Tradimento d’amor

fa certo male,

ma è cosa d’ogni dì,

si chiama Vita.

°

Diversa dell’Amore

è l’Amicizia.

Non esclusiva, libera, felice.

Allor perché tradire?

°

Motivo non appare

eppure accade. Tradimento:

°°celato nel sorriso

°°°°°triste avanza

°°l’infido braccio

°°°°°a cingerti le spalle

°°la mano iniqua

°°°°°ricercar la tua.

°

L’amor perduto sbruma

poco a poco.

Il tradir dell’amico

è fresco sempre.

°°°°°°°°°°°°°°°banzai43


mercoledì 29 settembre 2010

Evasione


Evasione


Evadere vorrei.

Smarrirmi nel cammino

un tratto almeno.

Uscir dai canoni e parlando ai fiori

deviar di botto a moinar coi gatti.

mmm

Il matto fare, un poco

e rinsavire. E fra i due punti

poter dire tutto: le ignote verità e le celate.

Non tacer più.

Gridare a monti e valli.

mmm

Sentir la gente intorno,

sommessa,

con timor mormorar

che solo ai pazzi s’addice il parlar vero

ad ogni ora.

mmm

Ritornar poi quello di sempre:

tignoso un poco

fastidioso sempre

e polemico

irridente, rompiglione.

mmm

Del grandinar passato è persa traccia.

Pazzo non sono. Solo gridar volevo.

Uno sfogo di voce

a liberare il cuore dagli affanni.

Ora nel mio cantuccio taccio lieto.

banzai43


lunedì 27 settembre 2010

dei sogni e delle certezze, dell'amore e del dolore


Volgono le epoche, tramontano i sogni e le certezze, si trasformano le nostre brame; ma immutato resta il potere d’amore e di dolore della creatura terrena, immutata la facoltà di esaltarsi sino ad intendere voci fraterne nello spazio in apparenza deserto.

SIBILLA ALERAMO

Una donna


lunedì 20 settembre 2010

della creazione del denaro e dei nuovi ladri

La crisi economica mondiale è stata pagata dai lavoratori e solo da essi, due volte o forse tre.

Sono scomparsi i loro risparmi, variamente investiti. Hanno perso posti di lavoro. Sono stati ancor più impoveriti dall’innalzamento (diretto ed indiretto) di imposte e di tasse il cui gettito, ad iniziativa dei Governi, è servito a tamponare la voragine generata dagli effetti della commercializzazione di titoli spazzatura ed altre diavolerie del genere scientemente generata e gestita dal sistema finanziario internazionale.

Le misure prese dopo lo scoppio della crisi, anche le più recenti a livello UE, non saneranno un accidenti. Basta leggerle con un minimo d’attenzione e poche nozioni di ragioneria. I responsabili non hanno pagato e continueranno a non pagare. Gran parte di essi sono già riposizionati e fra un po’ faranno nuovi danni altrove.

Le banche, che poco rafforzeranno i loro patrimonii, potranno continuare a comperare, con denari non loro, ma dei depositanti ovvero nostri, “carta” di dubbia qualità.

A fronte di profitti, scritturali (quindi ancora da concretizzarsi realmente) gli Istituti di credito elargiranno, ai manager, nuovi bonus schifosamente alti. Le perdite, invece, queste si reali, saranno imposte al solito Pantalone: l’azionista, ma non quello di riferimento che, ben ”addentro”, avrà saputo interpretare i consigli, non velati, degli amici di sempre.

No. A pagare sarà il Pantalone solito (si mi ripeto): il piccolo azionista o sottoscrittore d’obbligazioni; l’operaio, l’impiegato, il pensionato e la vedova che intendono far fruttare, ma non perdere, i loro risparmi. Le persone, cioè, che entrano in banca con timore, fiducia e rispetto, fidandosi del Funzionario di banca. Anzi, confidando che quel Funzionario, che conoscono da anni, mai li tradirebbe.

Poveri illusi. Ricordiamoci sempre, per limitarci ai più recenti casi italiani, questi nomi: Parmalat, Cirio, Tango bond (prestito argentino).


Questo post nasce, come ex addetto ai lavori, dalla pochezza delle misure prese, da speranze di pulizia disattese, dalla frustrazione letta negli occhi di amici quasi rovinati. E non accetto il consiglio di chi mi dice di lasciar perdere perché “così va il mondo”. Per quello che serve mi ribello.

Ma questo è un motivo secondario. Quello primario è il ritrovamento di una frase che avevo annotato tempo addietro. La regalo a Voi, amici miei carissimi e cortesi lettori, come spunto di riflessione.

Buon inizio settimana.

banzai43

L’attuale creazione del denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto.

Maurice Allais

giovedì 16 settembre 2010

Pensieri ... in libertà


Anche le zampette delle formiche consumano le pietre.
Chi è nudo non può essere spogliato neanche da mille briganti.
Un grande fiume fa meno rumore di uno piccolo.
Quando parla il denaro tutte le lingue tacciono.
Tutte le cose grandi prendono le mosse da cose insignificanti.



sabato 4 settembre 2010

dell'amore per la fabbrica

Un giudice ha imposto a FIAT la riassunzione di tre operai rei, a detta di questa, di sabotaggio di una linea di montaggio. Vero, non vero, chissà. Certamente qualcosa è accaduto. Alla lettura del quotidiani è seguito un mio ricordo letterario che vi offro con gioia a dimostrazione che, nel tempo, i sentimenti verso “la fabbrica” son certamente mutati.



“… La fabbrica diventava per me, come per lui, un essere gigantesco che ci strappava da ogni altra preoccupazione, che ci teneva perennemente accesa la fantasia e saldi i nervi, e si faceva amare; – angolo di vita vertiginosa, da cui eravamo soggiogati, mentre credevamo di esserne i dominatori.”

Sibilla Aleramo – UNA DONNA

martedì 31 agosto 2010

degli annunci pubblicitari

——————————————Gli annunci pubblicitari sono ormai così numerosi che diamo loro solo un’occhiata negligente; perciò è diventato necessario attirare l’attenzione con la magnificenza delle promesse e con un’eloquenza a volte sublime e a volte ridicola.

Samuel Johnson

sabato 14 agosto 2010

Mi mancano le rondini






Mi mancano le rondini


Milano, quarto piano, 87 scalini tutti a piedi in una casa di ringhiera alla periferia nord della città. Là ho abitato dai 12 al 25 anni. Là ho giocato con gli amici nell’ampio cortile.

Gli ingressi delle case affacciati alla fine degli scalini, altri lungo la ringhiera sovrastante la corte, gli ultimi nel vano che formava la ringhiera quando piegava ad angolo retto, verso destra.

Quarto piano; quello del miracolo di ogni primavera. All’interno della tromba della scale, in un angolo dell’alto soffitto, una coppia di rondini riprendeva possesso del nido che la stessa o un’altra coppia aveva abbandonato l’autunno prima per migrare verso terre più calde e profumate.

Cosa avrà indotto la prima coppia a costruire il nido per la famiglia proprio là e perché, successivamente, molte altre hanno deciso di manuterere il nido e farvi crecere i propri piccoli?

Non ho ricordi del luogo senza il nido, ma rammento la gioia di tutti nello scoprire, un mattino, che le rondini erano tornate. E che festa quando dal nido spuntavano beccucci e testine implumi. Si moltiplicavano i sorrisi e l’andirivieni volante e sempre più veloce, di mamma e papà per soddisfare il petulante cinguettio delle piccole gole ingorde.

Non abito più là da decenni, ma non ho mancato d’interessarmene. Niente più nido ne rondini. Una primavera non son tornate e da allora anche se inconsapevolmente, mi mancano. Cerco in cielo, vanamente, i loro ghirigori e mi mancano. Sono triste.
...

Finita la scuola la mamma, da bambino, mi accompagnava nel Trentino dalla nonna con la quale passavo gran parte delle vacanze scolastiche. Nonna Anna, una donna esile e dolcissima che avrei difeso, a qualunque costo, da chiunque.

Per gli amici del luogo non ero quello che arrivava in vacanza, ero quello che a tornava al paese dopo un altro anno di scuola in città.

Sùbito un concitato e rapido aggiornamento dagli amici: “Dante ha addomesticato un altro corvo (Checco), Firmino ha un nuovo orologio, Norma, a scuola, è sempre la migliore, Odilia è sempre più bella, Sergio è tornato da Nichelino dove studia da tipografo, Bruno ha cominciato ad aiutare i fratelli in falegnameria, ... “

Alla fin fine non era cambiato quasi nulla e già dalla sera dell’arrivo la mia vita riprendeva come se dall’estate precedente non vi fosse stata interruzione.

La nonna aveva l’asino, un cane, una capretta e l’orto ove regnava sovrano un grosso susino fronduto dai frutti dolcissimi.

Io avevo di più: libertà assoluta perché le regole della nonna non pesavano. Mi nutrivo di questo bene come una donna elegante fa col suo profumo. L’assaporavo. Ora a piccole dosi ora a pieni polmoni con la sensazione di volare, volare come una rondine gioiosa che punta verso l’alto per tuffarsi poi a precipizio verso il suolo, sfiorarlo e rialzarsi e risalire ancora con lunghi cinguettii e ripetersi nuovamente con acrobazie senza timore.

Si, come le rondini di quella famiglia che aveva nidificato sotto la grondaia della stalla e che mi risvegliava con trilli mattinieri scorazzando nei cieli limpidi e freschissimi delle dolomiti, le cime a portata di mano.

Quella casa, quella stalla, quell’orto non ci sono più, spariti come la nonna. Anche quelle rondini, non ci son più. Mi si dice poi che il ritorno delle rondini è sempre più scarso. Ed io sono triste, le rondini mi mancano e tanto ancorché io sia lontano, molto lontano, nello spazio e nel tempo.
...

A Milano ho conosciuto e sposato una donna emiliana che ha mantenuto il prezioso legame con la propria terra, una minuscola frazione dell’appennino emiliano già parte delle terre matildiche (vi dice qualcosa Matilde di Canossa?). Siamo genitori di una coppia di gemelli, maschio e femmina ora adulti, che da bimbi hanno trascorso molte estati sulle colline reggiane.

Al paese, oltre ai miei suoceri ritornati al momento delle pensione, c’era e fortunatamente ancora c’é zia Ada, donna piacevolissima ed affettuosa che in passato, assieme al marito (eroico partigiano col nome di Noro), aveva una stalla con qualche mucca.

Anche qui, nell’agolo più remoto ed alto della stalla, c’era un nido di rondini. Di giorno entravano ed uscivano dalla porta principale, la sera il continuo va e vieni era attraverso finestrelle semiaperte. Col buio tutto taceva. La visita alle rondini, coi bimbi piccoli, era quasi un rito in ispecie dopo la schiusa quando la famiglia pennuta s’ampliava ed i voli, alimentari e di vettovagliamento, si moltiplicavano.

I bambini ed io tenevamo sotto controllo l’andamento generale per gioire al primo volo, incerto, dei nuovi nati o intristire per una rovinosa caduta dal nido alla quale non poter rimediare. La morte entrava allora, nell’insegnamento come il tributo, ineluttabile, richiesto dalla vita.

Di quella stalla resta solo l’edificio, basta mucche e niente più rondini. Fra le mie foto a colori due, fatte con lo zoom, riprendono quel nido e dei piccoli becchi spalancati in attesa.

Le rondini se ne sono andate (chissà dove) e non sono tornate (chissà perché) ed io sono triste. Le rondini mi mancano. Vorrei essere con loro, vorrei poter volare anch’io nuovamente. Chissà se ne sarei ancora capace.

Ho deciso, al prossimo passaggio di rondini, se ancora ne vedrò uno, proverò a chiedere di prendermi con loro.

banzai43




venerdì 23 luglio 2010

del mondo e dell'inganni


O omo che tanto ti fidi del mondo, hai tu posto mente quanti inganni ci so’ dentro?

S. Bernardino da Siena, Prediche

Il mio amico Pecos Bill

Il mio amico Pecos Bill

Oggi adulto, pochi sono i ricordi degli anni a cavallo fra infanzia e giovinezza, ma la figura di Pecos Bill si staglia nella mia mente a tutto tondo, ancora presente in modo vivido, affettuoso, sorridente.

Erano gli inizi degli anni ’50, le mie attese molte, le mie speranze, per quanto possibile, ancora di più.

Erano gli inizi degli anni ’50, la mia mancia settimanale, molto molto scarsa, arrivava la domenica, prima della Messa e veniva presto spesa, quasi interamente.

La domenica, infatti, nei pressi d’un piccolo negozio di fronte alla chiesa, stazionava un tizio legato a me da un patto di sangue. Vendeva quotidiani, qualche rivista e giornalini (fumetti si direbbe ora).

Era l’uomo che una domenica si ed una no, in base ad un accordo “fra uomini d’onore”, avrebbe conservato per me, a rischio della propria vita, una copia dell’ultimo numero di Pecos Bill uscito il giovedì precedente (60 lire se ben ricordo; albo quattordicinale). Ancor oggi al ricordo riecheggia in me l’emozione domenicale di allora, l’accelerazione del mio cuore. Una nuova puntata di Pecos Bill, il leggendario eroe del Texas, tutta per me da divorare, consumare con gli occhi, copiarne i disegni .

Pecos Bill, come un fratello maggiore mai avuto. Di più, il mio personalissimo eroe, maestro di vita, d’avventura, di speranza.

Pecos Bill, sbalzato in fasce da un carro Conestoga di pionieri nell’attraversamento del fiume Pecos (affluente del Rio Grande), annusato ed allevato dai coyotes, campione di lasso, cresciuto indomito, senza paura, raddrizza torti innamorato della piccola Sue, onesto, timido, audace, coraggioso, con un senso assoluto dell’amicizia e, soprattutto, uomo giusto e libero.

Uomo straordinario, insomma, per me ancora affascinante come allora. Ma quanti altri personaggi della mia infanzia avevano doti pari alle sue? Perché Lui, allora? Quali i suoi segreti?

Pecos Bill non portava pistole, non ha mai ucciso nessuno, se qualcuno moriva (con poche eccezioni solo i cattivi) erano castighi divini (un fulmine ad esempio), un piede messo in fallo presso un precipizio, il morso di un serpente, una rovinosa caduta da cavallo durante una fuga precipitosa, la prateria in fiamme o altri eventi frutto del caso o della ribellione della natura.

Ma se il cattivo non era tale fino in fondo, se una piccola fiammella mostrava una seppur tenue possibilità di recupero Pecos Bill, allora, stendeva la mano, offriva il braccio e la tenzone passata si trasformava in amicizia, forte, maschia, durevole. Un’amicizia giusta, un’amicizia fra uomini liberi.

Queste, credo, le ragioni del suo fascino su di me: non violento, romantico, innamorato, selvaggio quanto basta, alla ricerca della verità, sempre pronto per gli amici, giusto e libero.

Ai miei occhi di fanciullo, quando il mondo mi era contro, arrivava Lui, Pecos Bill a cavallo di Turbine, in compagnia di un improbabile Davy Crockett in sella a Generale, di Penna bianca (il pard indiano), di uno stuolo di coyote accorso al suo richiamo. E improvvisamente tutto riprendeva la sua giusta dimensione, la tristezza si stemperava, mettevo un giornaletto sotto il cuscino e m’addormentavo sereno.

Oggi di Pecos Bill m’è rimasto qualche album ristampato, un disegno che lo vede a cavallo appeso nel mio studio ed il mio fresco, ma malinconico ricordo.

Rifletto e mi dico che Pecos Bill mi manca, mi manca quel mondo che suo tramite avevo intravisto. I buoni avrebbero trionfato, i colpevoli pagato, ma con possibilità di riscatto.

Credo che in tempi come questi avremmo tutti bisogno del ritorno di Pecos Bill. Ma di lui non v’è traccia.

Forse “…deep in the heart of Texas …” chissà …

mercoledì 21 luglio 2010

La rana, la neve e Dio

La rana, la neve e Dio

Gao Xingjian

da La Montagna dell’Anima


Dalla finestra, tra la neve, scorgo una minuscola rana. Strizza un occhio, spalanca l’altro, e mi fissa, immobile. Mi rendo conto che è Dio.

In questo modo si manifesta a me, per vedere se ne ho consapevolezza.

Mi parla con un occhio, aprendolo e chiudendolo. Quando Dio parla agli uomini non desidera che essi odano la sua voce.

E per me non è affatto strano, sembra debba essere così, come se Dio fosse davvero una rana, che ammicca con quell’intelligente occhio tondo. E’ proprio misericordioso a interessarsi a un infelice come me.

Dell’altro occhio alza e abbassa le palpebre, in un linguaggio incomprensibile. Dovrei comprenderlo, ma non vi riesca o meno non è cosa che lo riguardi.

Posso convincermi che l’ammiccare non abbia alcun senso, ma forse il senso sta proprio nel non avere senso.

Non esistono miracoli. Dio ha detto proprio così, così ha parlato a me, perenne scontento.

Ma allora, vi è ancora qualcosa che valga la pena di cercare? Gli domando.

Tutt’intorno silenzio, persino la neve cade senza fare rumore. Mi sorprende la quiete. Anche in Paradiso c’è questa pace.

Ma non c’è gioia. La gioia esiste solo in relazione alla malinconia.

Solo neve che cade.

Non so dove si trovi il mio corpo in questo momento, ignoro da dove venga questo frammento di Paradiso, esploro con lo sguardo intorno a me.

Non so di non capire nulla, sono convinto anzi di capire tutto.

Le cose avvengono a mia insaputa e c’è sempre un occhio misterioso. Non capendo, posso solo fingere di capire.

Dare a intendere di capire, ma non capire mai.

Nulla mi è chiaro in realtà, nulla io capisco.

E’ così.

giovedì 8 luglio 2010

del manganello ... di Governo


Ci sono i partiti “di lotta e di governo” ed i Governi del manganello.

A Roma sono stati ricevuti, ieri, a manganellate qualche decina di abitanti de L’Aquila. Erano là per reclamare (visto l’andazzo non importa sapere per che cosa). Certamente ben altra accoglienza s’aspettavano dal “Palazzo”.

Oggi, invece, le manganellate sono state elargite a qualche operaio a Milano, ma con sollecitudine cortese. Chissa cosa pretendevano questi operai (anche in tal caso visto l’andazzo non importa sapere cosa).

Pur banalmente, terra a terra, per dire le cose come stanno: … siamo al Governo del manganello. Mi auguro che il seguito non consista nell’olio di ricino.

W l’Italia

banzai43-



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martedì 6 luglio 2010

del tempo


L’unica cosa veramente nostra che la natura ci ha dato è il tempo, un bene sommamente fuggevole che noi ci lasciamo togliere dal primo venuto. Nessuno che abbia portato via del tempo a un altro pensa di essere debitore di qualcosa, mentre è questo l’unico bene che un uomo non può restituire, neppure con tutta la sua buona volontà.

Seneca

lunedì 5 luglio 2010

Io voglio


Costituzione della Repubblica Italiana

art. 21 – Paragrafi I e II

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazione o censure.

Si puo …..

. . . . Io voglio . . . .

Il mio è un blog senza bavagli, libero, giovane, scapigliato.

La conoscenza e l’informazione consentono di sognare.

Non voglio perdere il mio diritto onirico riconosciutomi, indirettamente, dalla Costituzione.

Voglio restare libero di pensare, vivere, parlare, esistere, esprimermi nei mille modi possibili, informare ed essere informato.

Voglio essere libero di dichiararmi italiano e cittadino del mondo, al tempo stesso ed in egual misura.

Io voglio …

banzai43

domenica 4 luglio 2010

La cima ... il vento

Continui ad arrampicarti e ogni volta che, stremato, stai per raggiungere la cima ti dici che è l’ultima volta. In vetta, calmata l’eccitazione, sei di nuovo deluso. Con il venir meno della stanchezza cresce l’insoddisfazione. Poi volgi lo sguardo ai crinali sfocati all’orizzonte e ti riprende la voglia. Perdi interesse per le montagne già conquistate, ma senti che sulle altre potrai trovare sorprese. Quando però arrivi sull’ennesimo picco non trovi le meraviglie che ti aspettavi. Anche lì regna solitario il vento.


GAO XINGJIAN, La Montagna dell’Anima

venerdì 2 luglio 2010

Se tu non fossi

Se tu non fossi


Che sarebbe di me

se tu partissi per

andartene, presto,

assai distante.

-

Che sarebbe di me

se tu dicessi

ch’è sfiorito

l’amore che ci lega.

-

Che sarebbe di me se,

ritornata,

lontana fossi

dalla mente mia.

-

Che sarebbe di me

se tu non fossi

presente, mia,

avvinta a questa pelle.

——————-banzai43

mercoledì 30 giugno 2010

del mistero dell'esistenza


Quanto più un uomo è stupido, tanto meno misteriosa gli sembra l’esistenza.

Arthur Schopenhauer

martedì 29 giugno 2010

della menzogna


Se, al modo stesso della verità, la menzogna non avesse che un solo volto, noi ci troveremmo in termini migliori con lei. Infatti noi potremmo prendere per certo l’opposto di quello che direbbe il mentitore. Ma il contrario della verità ha centomila volti e un campo indefinito.

Montaigne

lunedì 28 giugno 2010

Rieccomi ... con i pensieri


Son qua di nuovo

come promesso.



Con quanta avidità si ascoltano le relazioni dei viaggiatori, le loro descrizioni di mostri marini e terrestri, i loro racconti di meravigliose avventure, di strani uomini e di singolari costumi.

HUME, Essay on Miracles


sabato 19 giugno 2010

il brutto tempo alle spalle



Vorrei lasciarmi il brutto tempo alle spalle.

Per un poco di tempo fare una cosa sola:

“stare”.

Quindi …


Parto per un po’.

Arrivederci a presto.

banzai43