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giovedì 17 febbraio 2011

delle relazioni clientelari: allora ... ora


da "Gaio Mario"
di
Giuseppe Antonelli


….. Per gente libera, che cioè non era stata emancipata dalla schiavitù, in tarda età repubblicana (circa 150 – 100 a.C.), la clientela indicava un rapporto di solidarietà più che di dipendenza. Nei confronti del patrono il cliente, di solito, mostrava un rispetto che sfiorava la devozione e una lealtà senza tentennamenti o esitazioni. gli riservava il suo voto se quello ambiva ad essere eletto a una carica governativa e magari accondiscendeva perfino ad arruolarsi nella legione se gli chiedava di dargli una mano nelle sue spedizioni militari. Da parte sua il patrono ricambiava assicurando protezione agli interessi del cliente; per esempio soccorrendolo nella difesa in tribunale o favorendo l’assegnazione di un appalto pubblico.

La clientela è un istituto antichissimo, non soltanto italiano, e assume forme diverse nei diversi ambienti culturali. Nella nostra penisola, mano mano che scende al sud, travolge le regole generali di convivenza e diventa camorra, ‘ndrangheta, mafia. ………….

domenica 23 gennaio 2011

dell'Italia, di Berlusconi e della stampa

Stampa italiana

Stampa Estera

Dolore tricolore

NESSUN COMMENTO

giovedì 20 gennaio 2011

dell'ipocrisia


Ciascuno odia, e a ragione, l’ipocrisia; pure deve, ciascuno, più o meno, portare una maschera. Quelli, per i quali essa è diventata il travestimento abituale, la odianomo più violentemente, perché non vogliono farsi pagare con moneta egualmente falsa.

F. M. KLINGER

mercoledì 29 dicembre 2010

per fine 2010 ... della politica (ancora)


A chiusura di un periodo politicamente così problematico, incerto, pieno di strascichi che non potranno che avvelenare anche l’inizio del 2011 ecco, a Voi tutti amici lettori, alcuni pensieri ove la politica la fa da sovrana.

Buon anno a tutti

* * * * *

La politica è l’arte di servirsi degli uomini, facendo credere di servirli.

L. DUMURM, Petits aphorismes

Gli Stati sono come i tavoli; occorre almeno tre piedi perché possano mantenersi ritti: la sicurezza personale, la proprietà individuale, la libertà dei costumi. Fuori di questi tre piedi, c’è l’anarchia o il dispotismo, che in fondo sono la stessa cosa.

REMY DE GOURMONT, Dialogues des amateurs

La moltitudine, il numero, è sempre idiota.
Dategli la liberà, ma non il potere.

G. FLAUBERT, Pensées




lunedì 20 settembre 2010

della creazione del denaro e dei nuovi ladri

La crisi economica mondiale è stata pagata dai lavoratori e solo da essi, due volte o forse tre.

Sono scomparsi i loro risparmi, variamente investiti. Hanno perso posti di lavoro. Sono stati ancor più impoveriti dall’innalzamento (diretto ed indiretto) di imposte e di tasse il cui gettito, ad iniziativa dei Governi, è servito a tamponare la voragine generata dagli effetti della commercializzazione di titoli spazzatura ed altre diavolerie del genere scientemente generata e gestita dal sistema finanziario internazionale.

Le misure prese dopo lo scoppio della crisi, anche le più recenti a livello UE, non saneranno un accidenti. Basta leggerle con un minimo d’attenzione e poche nozioni di ragioneria. I responsabili non hanno pagato e continueranno a non pagare. Gran parte di essi sono già riposizionati e fra un po’ faranno nuovi danni altrove.

Le banche, che poco rafforzeranno i loro patrimonii, potranno continuare a comperare, con denari non loro, ma dei depositanti ovvero nostri, “carta” di dubbia qualità.

A fronte di profitti, scritturali (quindi ancora da concretizzarsi realmente) gli Istituti di credito elargiranno, ai manager, nuovi bonus schifosamente alti. Le perdite, invece, queste si reali, saranno imposte al solito Pantalone: l’azionista, ma non quello di riferimento che, ben ”addentro”, avrà saputo interpretare i consigli, non velati, degli amici di sempre.

No. A pagare sarà il Pantalone solito (si mi ripeto): il piccolo azionista o sottoscrittore d’obbligazioni; l’operaio, l’impiegato, il pensionato e la vedova che intendono far fruttare, ma non perdere, i loro risparmi. Le persone, cioè, che entrano in banca con timore, fiducia e rispetto, fidandosi del Funzionario di banca. Anzi, confidando che quel Funzionario, che conoscono da anni, mai li tradirebbe.

Poveri illusi. Ricordiamoci sempre, per limitarci ai più recenti casi italiani, questi nomi: Parmalat, Cirio, Tango bond (prestito argentino).


Questo post nasce, come ex addetto ai lavori, dalla pochezza delle misure prese, da speranze di pulizia disattese, dalla frustrazione letta negli occhi di amici quasi rovinati. E non accetto il consiglio di chi mi dice di lasciar perdere perché “così va il mondo”. Per quello che serve mi ribello.

Ma questo è un motivo secondario. Quello primario è il ritrovamento di una frase che avevo annotato tempo addietro. La regalo a Voi, amici miei carissimi e cortesi lettori, come spunto di riflessione.

Buon inizio settimana.

banzai43

L’attuale creazione del denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto.

Maurice Allais

sabato 4 settembre 2010

dell'amore per la fabbrica

Un giudice ha imposto a FIAT la riassunzione di tre operai rei, a detta di questa, di sabotaggio di una linea di montaggio. Vero, non vero, chissà. Certamente qualcosa è accaduto. Alla lettura del quotidiani è seguito un mio ricordo letterario che vi offro con gioia a dimostrazione che, nel tempo, i sentimenti verso “la fabbrica” son certamente mutati.



“… La fabbrica diventava per me, come per lui, un essere gigantesco che ci strappava da ogni altra preoccupazione, che ci teneva perennemente accesa la fantasia e saldi i nervi, e si faceva amare; – angolo di vita vertiginosa, da cui eravamo soggiogati, mentre credevamo di esserne i dominatori.”

Sibilla Aleramo – UNA DONNA

giovedì 8 luglio 2010

del manganello ... di Governo


Ci sono i partiti “di lotta e di governo” ed i Governi del manganello.

A Roma sono stati ricevuti, ieri, a manganellate qualche decina di abitanti de L’Aquila. Erano là per reclamare (visto l’andazzo non importa sapere per che cosa). Certamente ben altra accoglienza s’aspettavano dal “Palazzo”.

Oggi, invece, le manganellate sono state elargite a qualche operaio a Milano, ma con sollecitudine cortese. Chissa cosa pretendevano questi operai (anche in tal caso visto l’andazzo non importa sapere cosa).

Pur banalmente, terra a terra, per dire le cose come stanno: … siamo al Governo del manganello. Mi auguro che il seguito non consista nell’olio di ricino.

W l’Italia

banzai43-



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lunedì 5 luglio 2010

Io voglio


Costituzione della Repubblica Italiana

art. 21 – Paragrafi I e II

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazione o censure.

Si puo …..

. . . . Io voglio . . . .

Il mio è un blog senza bavagli, libero, giovane, scapigliato.

La conoscenza e l’informazione consentono di sognare.

Non voglio perdere il mio diritto onirico riconosciutomi, indirettamente, dalla Costituzione.

Voglio restare libero di pensare, vivere, parlare, esistere, esprimermi nei mille modi possibili, informare ed essere informato.

Voglio essere libero di dichiararmi italiano e cittadino del mondo, al tempo stesso ed in egual misura.

Io voglio …

banzai43

giovedì 29 aprile 2010

Primo Maggio 2010


Buon primo Maggio

a TUTTI

A chi lavora, a chi ama, a chi soffre, a chi spera.

A Tutti un abbraccio fraterno

e l’augurio di

BUON FUTURO


banzai43

della politica e della letteratura

La mia amica “sale”, della quale già in passato evidenziai i modi cortesi e l’intelligenza, ha allietato la mia sete di conoscenza-informata con uno scritto che, da qualche tempo, gira nella “rete”. Trattasi della felice riscoperta d’un cammeo letterario interessante e, perché no, anche di una certa attualità. Ne faccio dono a chi, ancora, non lo conosce. Eccolo


banzai43


“Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.”


Il testo, di Elsa Morante, allora trentatreenne, è datato 1945 ed è riferito a Benito Mussolini.

Potrebbe sembrare riferito o adatto ad altri.

No, diavolo! A chi state pensando … ?


domenica 25 aprile 2010

25 aprile di riunificazione


“Il 25 aprile è non solo Festa della Liberazione: è Festa della riunificazione d’Italia.”

Dal messaggio del Capo dello Stato

Giorgio Napolitano

Parole sante.

Speriamo che gli italiani, tutti, imparino ad apprezzarle.

banzai43


martedì 30 marzo 2010

30.03.2010: i vincitori


La consultazione elettorale, chiusasi ieri in Italia, ha evidenziato nel raggruppamento di destra il vincitore. Ed all’interno di questa coalizione la crescita, estremamente rilevante, è della Lega Nord, in assoluto la vincitrice primaria.

Onore ai vincitori e l’augurio che, accantonati i personalismi, possano trasformare l’Italia in una Nazione pià libera e più giusta.

A loro ed anche a chi vinto non ha, l’augurio di buon lavoro.

banzai43

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sabato 27 marzo 2010

Alberi, alberi e ancora alberi ...


Iniziativa del presidente dell’Organizzazione Agricola Italiana

Confagricoltura, 5 milioni di alberi

contro le frane e i danni dell’effetto serra

(il Ministro Stefania Prestigiacomo)

articolo ripreso dalla rete:

http://www.italysoft.com/news/adnkronos.html

In totale saranno piantati oltre 16mila ettari di nuovi boschi, un passo importante per impiegare parte di quella superficie potenzialmente utilizzabile per la forestazione che si stima attorno a 2 milioni ettari

Taormina 27 marzoCinque milioni di alberi per contenere frane e prevenire alluvioni, ma anche per abbassare le emissioni di C02 responsabili dell’effetto serra. L’iniziativa e’ di Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura che ha firmato un accordo con il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo al forum ‘Il futuro Fertile’ a Taormina sulla Green economy che mira a un riconoscimento maggiore del ruolo dell’agricoltura ai fini del contenimento dlele emissioni di C02. Il ministro si e’ detta “particolarmente lieta di firmare questo accordo con la Confagricoltura”.

“E’ un accordo per un ruolo dell’agricoltore di recupero e salvaguardia del paesaggio e del territorio che rientra in un nuovo piano di riforestazione per il paese” ha continuato Vecchioni. “Sono temi che il ministro Prestigiacomo conosce benissimo, qui abbiamo governo e istituzioni europee. Noi vogliamo essere invecentivati per un’azione sul terriorio, sia che si parli di agrumeti, sia di oliveti o di altro. E’ un’attivita’ non solo di presidio, perche’ gli agricoltori non siano giardinieri ma garanti del territorio. Ogni giorno facciamo un atto di amore quando coltiviamo terra” ha concluso Vecchioni.

Il piano messo a punto da Confagricoltura non trascura la realizzazione di nuovi boschi in aree non agricole ma prevede interventi in zone urbane e periurbane per mitigare l’impatto ambientale. In totale saranno piantati oltre 16mila ettari di nuovi boschi, un passo importante per impiegare parte di quella superficie potenzialmente utilizzabile per la forestazione che si stima attorno a 2 milioni ettari.

venerdì 26 marzo 2010

Raiperunanotte: i teleribelli

Santoro in onda da Bologna buca la censura di Berlusconi. Appello a Napolitano: abbiamo il diritto e il dovere di farci sentire

articolo di Silvia Truzzi da Il fatto quotidiano


http://antefatto.ilcannocchiale.it

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Il bavaglio è diventato un megafono. ….. Chi la fa l’aspetti: la rivincita viaggia on line: 120mila accessi Internet contemporanei. E va in scena in un Palazzetto dello sport. Qui, di solito, gli spalti si riempiono per le partite di basket, ….. Il Paladozza stasera accoglie tutti gli squalificati di un gioco senza più regole né arbitri: ecco Raiperunanotte, (e)versione di Annozero dopo il cartellino rosso dell’Authority.

Michele Santoro l’aveva spiegato: “Stiamo dentro un filo spinato, ma proviamo a tagliarlo”. Dal buco della impar-condicio unilaterale, violata a piacimento dal premier (e se se n’è accorta perfino l’Agcom) sono passate migliaia di cittadini, davanti a computer, televisioni, maxischermi. …..

Resistere si può e chi intendeva spegnere voci “stonate” ha ottenuto il risultato opposto. Quelli che “rompono sempre i coglioni”, continuano a farlo: la rispettosa dichiarazione viene rilasciata a Luca Bertazzoni, inviato di Santoro, da un militante del Pdl durante la manifestazione di piazza San Giovanni. Le altre affettuose parole sono poco riferibili: le più tenere si augurano la morte di Di Pietro, Travaglio, Santoro. Come si dice: quanti crimini sono stati commessi in nome dell’amore?

Ammorbati

Dal mal d’amore al cancro, è la campagna elettorale delle malattie. Il segretario nazionale della Federazione nazionale della stampa Siddi spiega al pubblico che il “vero cancro è la manipolazione”. Ed è solo l’antipasto. Michele Santoro, nell’editoriale di apertura della puntata, si rivolge a Napolitano per suggerirgli che tra i tanti acciacchi della nostra malridotta democrazia, il peggiore è il conflitto d’interessi.

Poco prima erano andati in onda due spezzoni registrati: un Mussolini affacciato al balcone e un terribilmente simile Silvio Berlusconi in piazza San Giovanni.

“Presidente”, inizia Santoro, “noi non siamo dentro il fascismo. Ma certe assonanze sono davvero preoccupanti”. E racconta che proprio oggi ricorre l’anniversario della chiusura della Radio Libera di Partinico – l’emittente di Danilo Dolci – silenziata il 25 marzo del 1970. “Vorrei ricordarle, con grande umiltà, che il presidente Nixon per una telefonata dovette dimettersi”. Poi Santoro lancia sos a Napolitano, citando ancora il sociologo siciliano: “E’ un delitto di enorme gravità quando si registra un’interferenza diretta della politica sulla libertà d’informazione”. E aggiunge: “Questa è una violenza fatta alla Costituzione”. Però attenzione, perché come spiega Gad Lerner: “La censura crea sempre il suo antidoto”.

Il telefono no – “Chiudere i pollai pagati con i soldi pubblici”. Era l’ordine di Berlusconi all’Agcom. Invece le galline sono scappate e dimostrano che libere nell’aia fanno più rumore che chiuse nel recinto. Così le intercettazioni, eterno cruccio di un premier che non riesce nemmeno se legato a star lontano dalla cornetta, vanno in onda: Mills, Cosentino, Trani, un po’ per tutti i gusti. Santoro con Ruotolo le ripropone per dimostrare che tutti i paletti messi ad Annozero non erano un caso. E stasera vanno in onda le conversazioni che hanno “aperto il fuoco” sul programma di RaiDue e a cascata su tutti gli altri. “Non si parla di processi in tv. I processi si fanno in tribunale” (quando si riesce). E infatti, guarda la coincidenza, le docu-fiction vengono ritirate dal commercio. Pochi minuti prima dell’inizio, il presidente della Fnsi Roberto Natale parla al pubblico del Paladozza ormai strapieno. E racconta che ai signori di “questa vergognosa Rai” il vizio di telefonare non passa: in queste ore continuano a chiamare per sapere che cosa andrà in onda. Senza parole, senza pudore: come se dovesse interessare alla Rai un programma che si può vedere praticamente dappertutto fuorché sulla Rai. Anche se in Fede, le intercettazioni mica sono il Vangelo. Berlusconi non vuol far chiudere nessuno: lo spiega dallo schermo il direttore del Tg4 intervistato da Stefano Maria Bianchi. Ed è così in buona che quasi quasi gli dispiace di non essere presente.

Testimonial – In effetti chi c’è c’è, chi non c’è si nota. Lo dice Elio in una pausa delle prove, che si aggira aggrottando le sopracciglione. “Molti miei colleghi avrebbero potuto venire, invece hanno scelto di non correre nessun rischio”. Lui, con Storie tese, ha deciso cantare “Italia amore mio” del trio degli orrori, liberamente interpretata. Ma anche senza cambiare il testo va bene lo stesso: “Io non avevo fatto niente e non potevo ritornare”. Da Emanuele Filiberto a Santoro, il paradosso degli esili. E poi ci sono Giovanni Floris (che sulle intercettazioni e sulle rivoluzioni però prende le distanze), Norma Rangeri, Vauro, Roberto Pozzan, Giulia Innocenzi, Marco Travaglio applauditissimo.

Daniele Luttazzi – accolto con un calore straordinario – fa un monologo “approvato dalla Cei” per spiegare come ce l’hanno messo in quel posto: “A fare un uso criminoso della Rai sono Berlusconi e Masi. Sono otto anni che aspettavo di dirlo”. E ancora i volti di RaiTre Milena Gabanelli e Riccardo Iacona. La sigla è live: per l’occasione suonata al piano dall’autore, il maestrp Nicola Piovani. Sandro Ruotolo ha registrato uno sketch con Roberto Benigni. Si esibiscono Teresa de Sio, Antonio Cornacchione e il trio Medusa in una strepitosa satira del Tg1 (forse ha riso perfino Minzolini). I grandi vecchi: Mario Monicelli pronuncia la parola rivoluzione, Gillo Dorfles parla di democrazia viziata. E li ascoltano moltissimi giornalisti venuti perché tutto questo è voluto anche da Fnsi e Usigrai. C’è Morgan, simbolo (vabbè) della censura tossica che suona con Antonello Venditti, prima di ingarbugliarsi in un discorso fischiato dal pubblico. Non c’è Enzo Biagi. Però c’è Loris Mazzetti, par condicio a due velocità. Nella Rai di Masi e Minzolini lui è stato sospeso per dieci giorni a causa degli articoli apparsi sul Fatto. Siede dietro un filo spinato (ma ha un sacco di buchi).

giovedì 25 marzo 2010

Il Cavaliere e l'incontinenza (delle battute infelici)

Ha detto il Cavaliere che la Governatrice del Piemonte Mercedes Bresso: “Si guarda e si rovina la giornata”.

E’ l’ennesima battuta, stupida, di un politico incontinente o, semplicemente, una boutade nervosa e senza senso?

EccoVi parte di un articolo tratto da “la Repubblica.it” di ieri 24.03.2010


VILLA S. MARTINO di Silvio Berlusconi - ARCORE

Rosy Bindi ha regalato uno specchio a Mercedes Bresso

ROMA – Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha definito “una vergogna” l’aggressione del premier Silvio Berlusconi nei confronti di Mercedes Bresso, mentre la presidente del Pd, Rosy Bindi, le ha regalato uno specchio perché, ha spiegato, “a noi piace specchiarci perché ci sentiamo bene con noi stesse”.

… (Omissis) …

Anche Rosy Bindi non molto tempo fa è stata colpita da una battuta profondamente offensiva di Berlusconi, che l’ha definita più bella che intelligente. E lo specchio che ha regalato a Mercedes Bresso, spiegando che si tratta di “Un omaggio alla tua femminilità, al tuo coraggio e alle tue competenze”, le era stato donato da una signora proprio “qualche giorno dopo le offese in tv del premier”.

… (Omissis) …

… ha aggiunto la Bindi “Sono convinta che Mercedes Bresso sappia difendersi dalle volgarità del premier da sola. E non credo che le donne italiane si sentano rispettate nella loro dignità da un uomo che riduce la donna alla sua dimensione fisica, che la valuta secondo un suo personale giudizio estetico e che le usa come strumento di corruzione politica. Anche così, Berlusconi contribuisce al degrado della vita civile e morale del paese”.

… (Omissis) …

“Se Berlusconi smettesse di raccontare barzellette, insultare la Corte Costituzionale e fare battute infelici e ingiustificabili contro le donne e cominciasse finalmente a occuparsi delle centinaia di migliaia di lavoratori che hanno perso il posto, come l’Istat puntualmente ci ricorda oggi, sarebbe molto meglio per tutti”, dichiara Marina Sereni, vice presidente dell’Assemblea nazionale del Pd.

“Il nostro Presidente (del Consiglio) – dice Giovanna Melandri (Pd) non ha bisogno di specchi: preferisce veder riflessa la sua immagine nei tanti adulatori che lo circondano. Solo così possiamo spiegarci il fatto che Berlusconi ritenga di essere il più avvenente e brillante statista che il nostro paese abbia mai avuto”.

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A me, quali prototipo di donne italiane risultano gradite, particolarmente, la Cucinotta e la Ferilli. Consiglio ad entrambe, delle quali non so quali saranno le scelte elettorali, di evitare qualsivoglia, possibile (seppur impalpabile ed evanescente), critica all’attuale politica di Governo. Il Cavaliere nostro, certamente, troverebbe molto da dire anche su di loro.

banzai43

mercoledì 24 marzo 2010

Europa, problemi vecchi e nuovi


La guerra dei club

Il 15 Marzo Gazeta Wyborcza, in base alle conclusioni

di un analista bulgaro (Ivan Krastev), faceva il punto sulla situazione

europea. Ne è uscito un articolo interessante. Ve ne

propongo qualche stralcio, a mio giudizio fra i più

significativi, per fare un poco di bla bla bla anche

sull’Europa della cui unificazione si evita, ormai, di parlare.

E, per come la penso io, è un errore.

Ma attenzione. Non è finita. Sta per aprirsi

il capitolo Portogallo. Cosa seguirà?

banzai43

Ingresso vietato a polacchi e bulgari. Angelo Cavalli,  Presseurop
I membri fondatori contro gli ultimi arrivati, gli stati insolventi contro quelli virtuosi, i governi che chiedono continuamente contro quelli che penano ad accettare le conseguenze dell’Unione. (Omissis) … una nuova faglia che divide l’Unione europea.
Diciamoci la verità: se la Grecia fosse un paese dell’Europa centrale la “crisi greca” non ci sarebbe mai stata. Primo, Germania e Francia non avrebbero mai ammesso nella moneta unica un paese specializzato in inefficienza economica, pessime abitudini politiche e con un gran talento per la contabilità “creativa”. Secondo, se anche la Grecia “centroeuropea” fosse finita in qualche modo nell’eurozona, c’è da scommettere che Bruxelles avrebbe tenuto sotto stretto controllo le finanze di Atene. Ma la Grecia non è in Europa centrale. Mentre la Commissione europea combatte a spada tratta la corruzione nei paesi del “club Yalta” gli altri, specialmente quelli del “club Med”, godono di un trattamento da europei virtuosi senza esserlo neanche lontanamente.
Immaginate un primo ministro bulgaro o romeno che controlla l’80 per cento dei media nazionali … Immaginate il capo di governo della Romania che si rifiuta di congelare i salari nonostante la crisi e gli ammonimenti di Bruxelles. L’Europa non è uguale per tutti: se succede a Sofia o Budapest è uno scandalo oltraggioso, se succede a Roma o Madrid è un piccolo fastidio. … Altrettanto preoccupante è la politica economica dell’attuale governo spagnolo, ma nessuno si azzarda a sollevare una critica aperta.
Bruxelles è sicuramente responsabile per la tragedia economica della Grecia. Il ruolo del governo dell’Unione è comparabile a quello recitato dai revisori della Arthur Andersen nello scandalo Enron. La crisi greca ha svelato una realtà inquietante nascosta dietro alla retorica della solidarietà europea. L’Ue parla di solidarietà ma gli stati europei non ne vogliono sapere. Per rendersene conto è sufficiente pensare che il 70 per cento dei tedeschi vogliono la Grecia fuori dall’Euro. Recentemente un membro del parlamento tedesco ha consigliato ad Atene un brillante rimedio per i problemi del paese: vendere qualche isola. Nel frattempo i media greci tirano fuori una storia dietro l’altra sull’occupazione nazista della Grecia … Diversamente da quanto si aspettavano molti politici e analisti, la crisi economica non ha risvegliato in Europa nessuno spirito di solidarietà. Anzi, è successo l’esatto contrario: la paura e la rabbia scatenatesi nei cittadini europei hanno partorito un sentimento di “rinazionalizzazione”.
Ed è l’Europa del sud, non quella centrale, il punto debole dell’economia comunitaria. Un anno fa si temeva che l’Europa centrale non avrebbe saputo affrontare la crisi in arrivo perché troppo viziata, politicamente instabile e con un’economia eccessivamente liberale. Oggi è evidente che le cose stavano e stanno diversamente. È l’Europa del sud – inconsistente, arretrata e lasciata troppo libera da Bruxelles – che non è in grado di rispondere alle sfide dell’emergenza economica. La differenza tra Ungheria e Grecia non sta nelle dimensioni dei problemi da affrontare, ma nella volontà politica dei governi di pagare il prezzo per uscire dal pantano. Al momento gli stati europei fuori dall’eurozona rispettano i criteri di Maastricht molto più di quelli che ne fanno parte. La Polonia è l’unica economia della Ue che non è stata colpita dalla recessione. Per dirla con le parole del primo ministro lituano, “fino a quando un paese non è membro della moneta unica i criteri di Maastricht bisogna applicarli seriamente. Ma una volta che sei dentro puoi fare praticamente quello che ti pare”.
L’Europa centrale può vantarsi di aver superato il test della crisi (almeno finora) e di aver dimostrato di essere la zona europea più pronta ad affrontare i cambiamenti. Ciononostante ha molto da perdere se l’Ue fraintenderà le cause della crisi greca e si abbandonerà ai suoi peggiori istinti. Secondo la maggioranza degli economisti, essere fuori dall’eurozona è un problema quando l’euro è in salute, ma è ancora peggio quando la moneta unica è in crisi. Paesi come Bulgaria ed Estonia temono oggi che la “ricompensa” per aver rispettato i dettami di Maastricht sarà un altro lungo stallo nella sala d’attesa dell’Euro.
La loro preoccupazione è che Francia e Germania, spaventate dalla vulnerabilità dei “Piigs” (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), concentrino le forze per consolidare l’eurozona prima di allargarla. La crisi economica ha avuto effetti collaterali: oggi l’Ue è più divisa di quanto lo sia mai stata dall’inizio della guerra in Iraq. Fortunatamente, non è più una questione di “vecchia Europa” contro “nuova Europa”, ma di stati dell’euro contro gli altri. Sfortunatamente, se date un’occhiata a una cartina geografica vedrete che l’eurozona coincide con la vecchia Europa e gli altri sono quasi tutti i paesi del club Yalta. (as)
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Europa, problemi vecchi e nuovi


La guerra dei club

Il 15 Marzo Gazeta Wyborcza, in base alle conclusioni

di un analista bulgaro, faceva il punto sulla situazione

europea. Ne è uscito un articolo interessante. Ve ne

propongo qualche stralcio, a mio giudizio fra i più

significativi, per fare un poco di bla bla bla anche

sull’Europa della cui unificazione si evita, ormai, di parlare.

E, per come la penso io, è un errore.

Ma attenzione. Non è finita. Sta per aprirsi

il capitolo Portogallo. Cosa seguira?

banzai43

Ingresso vietato a polacchi e bulgari. Angelo Cavalli,  Presseurop
I membri fondatori contro gli ultimi arrivati, gli stati insolventi contro quelli virtuosi, i governi che chiedono continuamente contro quelli che penano ad accettare le conseguenze dell’Unione. (Omissis) … una nuova faglia che divide l’Unione europea.
Diciamoci la verità: se la Grecia fosse un paese dell’Europa centrale la “crisi greca” non ci sarebbe mai stata. Primo, Germania e Francia non avrebbero mai ammesso nella moneta unica un paese specializzato in inefficienza economica, pessime abitudini politiche e con un gran talento per la contabilità “creativa”. Secondo, se anche la Grecia “centroeuropea” fosse finita in qualche modo nell’eurozona, c’è da scommettere che Bruxelles avrebbe tenuto sotto stretto controllo le finanze di Atene. Ma la Grecia non è in Europa centrale. Mentre la Commissione europea combatte a spada tratta la corruzione nei paesi del “club Yalta” gli altri, specialmente quelli del “club Med”, godono di un trattamento da europei virtuosi senza esserlo neanche lontanamente.
Immaginate un primo ministro bulgaro o romeno che controlla l’80 per cento dei media nazionali … Immaginate il capo di governo della Romania che si rifiuta di congelare i salari nonostante la crisi e gli ammonimenti di Bruxelles. L’Europa non è uguale per tutti: se succede a Sofia o Budapest è uno scandalo oltraggioso, se succede a Roma o Madrid è un piccolo fastidio. … Altrettanto preoccupante è la politica economica dell’attuale governo spagnolo, ma nessuno si azzarda a sollevare una critica aperta.
Bruxelles è sicuramente responsabile per la tragedia economica della Grecia. Il ruolo del governo dell’Unione è comparabile a quello recitato dai revisori della Arthur Andersen nello scandalo Enron. La crisi greca ha svelato una realtà inquietante nascosta dietro alla retorica della solidarietà europea. L’Ue parla di solidarietà ma gli stati europei non ne vogliono sapere. Per rendersene conto è sufficiente pensare che il 70 per cento dei tedeschi vogliono la Grecia fuori dall’Euro. Recentemente un membro del parlamento tedesco ha consigliato ad Atene un brillante rimedio per i problemi del paese: vendere qualche isola. Nel frattempo i media greci tirano fuori una storia dietro l’altra sull’occupazione nazista della Grecia … Diversamente da quanto si aspettavano molti politici e analisti, la crisi economica non ha risvegliato in Europa nessuno spirito di solidarietà. Anzi, è successo l’esatto contrario: la paura e la rabbia scatenatesi nei cittadini europei hanno partorito un sentimento di “rinazionalizzazione”.
Ed è l’Europa del sud, non quella centrale, il punto debole dell’economia comunitaria. Un anno fa si temeva che l’Europa centrale non avrebbe saputo affrontare la crisi in arrivo perché troppo viziata, politicamente instabile e con un’economia eccessivamente liberale. Oggi è evidente che le cose stavano e stanno diversamente. È l’Europa del sud – inconsistente, arretrata e lasciata troppo libera da Bruxelles – che non è in grado di rispondere alle sfide dell’emergenza economica. La differenza tra Ungheria e Grecia non sta nelle dimensioni dei problemi da affrontare, ma nella volontà politica dei governi di pagare il prezzo per uscire dal pantano. Al momento gli stati europei fuori dall’eurozona rispettano i criteri di Maastricht molto più di quelli che ne fanno parte. La Polonia è l’unica economia della Ue che non è stata colpita dalla recessione. Per dirla con le parole del primo ministro lituano, “fino a quando un paese non è membro della moneta unica i criteri di Maastricht bisogna applicarli seriamente. Ma una volta che sei dentro puoi fare praticamente quello che ti pare”.
L’Europa centrale può vantarsi di aver superato il test della crisi (almeno finora) e di aver dimostrato di essere la zona europea più pronta ad affrontare i cambiamenti. Ciononostante ha molto da perdere se l’Ue fraintenderà le cause della crisi greca e si abbandonerà ai suoi peggiori istinti. Secondo la maggioranza degli economisti, essere fuori dall’eurozona è un problema quando l’euro è in salute, ma è ancora peggio quando la moneta unica è in crisi. Paesi come Bulgaria ed Estonia temono oggi che la “ricompensa” per aver rispettato i dettami di Maastricht sarà un altro lungo stallo nella sala d’attesa dell’Euro.
La loro preoccupazione è che Francia e Germania, spaventate dalla vulnerabilità dei “Piigs” (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), concentrino le forze per consolidare l’eurozona prima di allargarla. La crisi economica ha avuto effetti collaterali: oggi l’Ue è più divisa di quanto lo sia mai stata dall’inizio della guerra in Iraq. Fortunatamente, non è più una questione di “vecchia Europa” contro “nuova Europa”, ma di stati dell’euro contro gli altri. Sfortunatamente, se date un’occhiata a una cartina geografica vedrete che l’eurozona coincide con la vecchia Europa e gli altri sono quasi tutti i paesi del club Yalta. (as)
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domenica 21 marzo 2010

Uomini politici seri e nuovi



Fra le letture del recente passato (era il 26 febbraio scorso), considerato il momento politico che stiamo vivendo e la prossima consultazione elettorale mi piace ricordare e proporvi, alcune considerazioni fatte dalla CEI, la Conferenza Episcopale Italiana. Pure bacchettate alla nostra classe politica.

Eccovi il testo dell’articolo, senza alcun commento come, per tali argomenti, sono uso a fare.

banzai43

Nuovo monito della Cei. Dopo la preoccupazione espressa per il Sud e la democrazia in Italia, dai vescovi arriva un appello al mondo politico. Per rilanciare il Paese servono “uomini politici seri e nuovi”, ha affermato il vicepresidente della Cei e arcivescovo di Potenza, mons. Agostino Superbo, in una intervista alla Radio Vaticana.

Monsignor Superbo è tornato poi sul tema della crisi di democrazia, di cui – secondo quanto affermato ieri dal segretario generale della Cei, mons.Mariano Crociata – non soffrirebbe solo il Mezzogiorno ma l’intero Paese. Lo scopo del documento per il sud, che ha messo in evidenza vecchi e nuovi mali individuando nel legame tra mafia e politica il principale ostacolo allo sviluppo, “è anzitutto pastorale” – ha detto mons. Superbo – ma “questo tipo di pastorale, non può non avere dei riflessi nel dialogo con il mondo che ci circonda e soprattutto con la realtà italiana e quindi con i politici, con gli economisti, con gli uomini di cultura e con la gente semplice, che qui da noi è la prima a soffrire le conseguenze negative di una situazione di difficoltà economica”.

“La disoccupazione avanza” ha osservato il presule. La povertà ha raggiunto proporzioni mai raggiunte dagli ultimi 20 anni. Tutto questo – ha detto – ci allarma”. Serve allora – ha proseguito – una nuova classe politica che presuppone un “impegno educativo” da parte della Chiesa. “I politici – ha detto mons. Superbo – non si improvvisano dall’oggi al domani, ma si tratta di una coscienza profondamente cristiana, radicata nella comunità, che si affaccia sul mondo civile e sente come sua responsabilità la costruzione di una città terrena a misura d’uomo, che crea poi, secondo le vocazioni del Signore e le qualità di ognuno, uomini politici seri e nuovi nel modo di porsi, che è un modo di porsi unico: servizio umile al bene comune e senza altre prospettive né di gruppo né di parte né di interesse personale”.

“Auspicabile un rinnovamento generazionale.” E’ invece questo l’auspicio dell’arcivescovo di Perugia e vicepresidente della Cei, mons. Gualtiero Bassetti, che in un articolo sul ruolo dei cattolici in politica pubblicato dal settimanale La Voce esorta chi fa politica anche ad “abbandonare un certo cristianesimo di facciata che oggi – osserva – è diventato irrilevante se non controproducente”. “Sono fermamente convinto – scrive mons. Bassetti – che ancora oggi rimanga importante, se non necessaria, la presenza attiva dei cattolici in politica. Senza questa presenza verrebbe a mancare qualcosa di molto vitale alla politica stessa”.

Fassino: “Il riferimento della Cei non è al Pd” – “Non credo che il documento della Cei si riferisse in particolare al centrosinistra; il documento dei Vescovi italiani è importante perché richiama l’attenzione della politica, dei partiti, delle istituzioni sul Mezzogiorno”, ha commentato Piero Fassino, giunto in Capitanata per un impegno elettorale, rispondendo ad un giornalista a proposito del documento della Cei che parla della presenza al Sud di classi politiche inadeguate. Proprio il Mezzogiorno, secondo Fassino, “in questa crisi rischia di essere la parte del Paese che paga di più”. “C’é la necessità – ha detto – di mettere in campo una politica che dia delle risposte, ma dal Governo nazionale queste risposte non vengono e noi ci battiamo perché le elezioni regionali siano l’occasione per mettere nell’agenda politica il Mezzogiorno e i suoi problemi”.

mercoledì 10 marzo 2010

Tribune elettorali, aiuto! In rai gli ascolti affondano.




10 marzo 2010
da l'Antefatto
(IL BLOG DE IL FATTO QUOTIDIANO)

Fuga dai dibattiti, Minzolini perde 500 mila spettatori.

Par condicio, danni collaterali. Il telecomando ha votato: se la Rai spegne l’informazione, i cittadini cambiano canale. Le ingessate tribune elettorali sono un corpo estraneo impiantato per ordine e – causa crisi di rigetto – appena i politici compaiono in video, l’italiano scompare. Scappa.
La molteplice sospensione per un mese – Annozero, Porta a Porta, Ballarò e l’Ultima parola – ha consegnato l’esclusiva delle notizie ai direttori dei tg, ad Augusto Minzolini.
Al telegiornale che confonde un’assoluzione con una prescrizione, che collauda le case de L’Aquila per raccontare l’inchiesta sugli appalti, che ospita monologhi a telecamera fissa. I dati Auditel sono neutri (e feroci).

Due lunedì a confronto per il Tg1: 1 marzo (inizio del bavaglio) e 8 marzo, circa 520 mila spettatori in meno. Più precisi: 7,388 milioni contro 6,869.
Giustificazioni: calo fisiologico, campione ristretto, coincidenza. Eppure la vasta comunità orfana di Bruno Vespa e Michele Santoro, scippata dei programmi serali, poteva rifugiarsi nei telegiornali, unica finestra sui fatti del giorno. La tendenza conferma la teoria: più 150 mila per il Tg2 di Mario Orfeo (che criticava la par condicio), cifre invariate per il Tg3 di Bianca Berlinguer. Nella corsa senza con-correnti, a reti unificate, perde soltanto Minzolini.

Gli scommettitori avrebbero quotato zero (o virgola) il crollo del Tg1 in solitario, quote peggiori per la prevedibile disfatta delle tribune elettorali: i contenitori di una manciata di minuti, sparsi qui e lì nei palinsesti, per rispettare il sacro nume della par condicio.
Aspettando i comizi a microfono aperto, guai a filtrare un discorso del candidato con un giornalista, la Rai propone minuscoli spazi: dodici al giorno, divisi tra i canali generalisti. La corrida inizia all’alba, addirittura alle 6,27 su Rai Uno: 160 mila spettatori scarsi, 10 per cento di share, la metà del ‘treno’ che lancia Unomattina.

La comunicazione politica dura da 90 secondi a quasi 4 minuti, nemmeno il tempo necessario per rendersi conto di chi, come e perché stia parlando. Nemmeno il tempo necessario per agguantare il telecomando e zittire la propaganda molesta.
Una medaglietta per i riflessi spetta, però, ai 600 mila italiani che, finito il Tg1 Economia (erano in 2,25 milioni), corrono altrove per raggirare il comizio (visto da 1,660 milioni).
Altro esempio. Mancano pochi minuti alle 14, su Rai Tre è l’ora dei telegiornali regionali, all’improvviso spunta l’ennesima tribuna: panico collettivo, resistono in 600 mila. Tre momenti tre, e per la cronaca da Trieste a Palermo sono in 3 milioni.
La politica da piazza rovina l’ascolto medio della Rai, sia chi segue sia chi precede le tribune. Le percentuali di share sono da brivido: il 4 per cento è un miraggio su Rai Tre, alle 10 su Rai Due si fermano al 2,94% (120 mila spettatori). Morale della favola: il gusto di chi guarda è personale, la censura ideata e proposta da Mauro Masi brucia capitale economico (soldi pubblici) e sociale.

Il direttore generale ha sventolato le precisazioni della Sipra (concessionario di pubblicità): “Nessun danno nel bilancio, le inserzioni slittano”. Come se le notizie potessero slittare e, trascorso un mese di buio, il risveglio fosse calmierato da una reclame sull’acqua diuretica. E così la gente comune scalpita, le associazioni Altroconsumo e Cittadinanzattiva hanno depositato un ricorso al Tar del Lazio contro la delibera del Cda Rai. Altro colpetto basso al pluralismo dell’azienda pubblica, condiviso da Mauro Masi e Alberto Maccari (responsabile servizi regionali): il prossimo 3 maggio, dagli studi di Napoli, interrompono la produzione di Neapolis, fascia quotidiana di Rai Tre sulle nuove tecnologie.

lunedì 8 marzo 2010

Decreto riammetti liste: ancora disputando


da La Repubblica on line

odierna

come d’uso, in questi casi, senza commento alcuno

banzai43

Cresce la mobilitazione contro il dl salvaliste. Il 20 marzo mazzi di crisantemi saranno portati all’Altare della patria e alle prefetture della varie città.

Nasce sul web la rivoluzione dei fiori e spuntano gli elettori PdL delusi.

Su ForzaSilvio.it: “Presidente abbiamo fatto la figura degli inetti

di CARMINE SAVIANO

Nasce sul web la Rivoluzione dei fiori e spuntano gli elettori Pdl delusi

CRESCE di ora in ora la protesta on line sul decreto salva-liste. Il versante virtuale della mobilitazione diventa sempre più consistente. Dai gruppi Facebook che raccolgono decine di migliaia di adesioni ciascuno, fino al caotico miscuglio di proposte e iniziative del Popolo Viola. Passando per la Rivoluzione dei fiori prevista il 20 marzo e il proselitismo digitale dei partiti che invitano militanti e sostenitori a usare internet per raccogliere adesioni alla manifestazione di sabato 13 marzo. E sui social network del Popolo della Libertà affiorano malumori nei confronti di Berlusconi: “Presidente, l’immagine che abbiamo fornito è discordante con il partito del fare che vogliamo costruire”.

30 mila adesioni in 48 ore. E’ il gruppo Facebook “5 marzo 2010. Oggi c’è stato un golpe”. Un avatar listato a lutto per la democrazia che sta facendo il giro del web. E la canzone “Povera Patria” di Battiato citata spesso e volentieri dagli utenti. Un gruppo dove si propongono boicottaggi economici nei confronti del premier e dove spunta anche chi si professa elettore del Pdl: “Siamo delusi e arrabbiati: con questo decreto non si è voluto garantire il diritto di voto, ma il posto in lista ai soliti raccomandati”. Altra pagina, stessi contenuti. Sono 13mila gli iscritti a “No al decreto Salva Polverini e Formigoni”. E in molti commentano positivamente la decisione della giunta della Regione Lazio che ha impugnato il salva-liste di fronte alla Corte Costituzionale.

Caos e proposte a valanga sul profilo del Popolo Viola. Aggiornamenti continui, decine di inviti a sostenere picchetti e sit-in, mobilitazioni e piccole e medie manifestazioni. Con obiettivi più o meno realizzabili. C’è chi vuole portare 100mila persone ai cancelli della villa di Arcore e chi propone di abbandonare in massa il Paese per lasciare da solo Berlusconi. E poi foto e video a non finire per documentare le attività dei giorni scorsi. Non mancano i delusi di turno che invitano tutti a “staccarsi dai computer e a scendere in strada per partecipare fisicamente alle manifestazioni”.

E per il 20 marzo è indetta la Rivoluzione dei Fiori. Mazzetti di crisantemi saranno portati “all’Altare della Patria a Roma e alle sedi delle prefetture nelle altre città”. Su Facebook già mille adesioni. Per gli organizzatori si tratterà di “una rivoluzione gentile, un modo per dire che è morto il rispetto per le regole e, insieme, per comunicare che ci sono persone che non sono mosse dall’odio, ma dal suo esatto contrario: l’amore per questo Paese, per la legalità, per la democrazia”.

“Si alle regole e no ai trucchi” è lo slogan principale della manifestazione organizzata per sabato 13 marzo a Roma. Un lavoro collettivo dei partiti di centrosinistra per denunciare “il trucco vergognoso del decreto salva-liste” e “l’arroganza del governo”. E alle adesioni prese porta a porta o nelle sezioni, si aggiungono quelle richieste via web. C’è Bersani che su Facebook invita a condividere il link della pagina ufficiale della manifestazione. E in una nota del Pd si detta la linea da seguire. Insieme ai classici della propaganda di partito – “Compila il modulo per diventare volontario”, e “diffondi la nostra posizione e spiega le ragioni della protesta anche agli elettori del Pdl o della Lega” – appaiono anche le coordinate del proselitismo 2.0: “Fai girare su internet gli articoli e i video che stiamo preparando” e “utilizza Facebook per restare aggiornato e per promuovere l’evento tra i tuoi amici”.

Nelle ultime ore sono molte le critiche che sui social network del Pdl vengono postate nei confronti di Berlusconi. Su ForzaSilvio. it, insieme alle immancabili ovazioni per il premier, compaiono anche molti messaggi di militanti delusi: “Presidente, lei ha tutta la mia stima. Ma il partito con più consensi d’Italia è sembrato un insieme di inetti, offuscando il buon lavoro fatto fino ad adesso”. E poi: “Caro Silvio, queste figure devono assolutamente essere evitate in quanto discordanti con il Partito del fare!”. Un elettore lombardo scrive: “Sono molto dispiaciuto della piega presa dalle cose. Ora chi ha sempre sostenuto (a torto) che Berlusconi si faceva le leggi ad hoc ha una prova evidente che, invece, è vero! Ma sarebbe stato davvero tragico che chi aveva combinato il pasticcio se ne stesse a casa? Io non so cosa farò. Ma ho fortissimi dubbi sul dare il mio voto alla lista Formigoni”.